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Giovanni Bort, presidente dell’Unione
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In questo inizio d’autunno sembra che la possente barca dell’economia globale stia invertendo la rotta e dallo scongiurabile baratro sembra ricondurci verso rotte più desiderabili e alle quali eravamo abituati, cioè la crescita e lo sviluppo.
Le correnti e i venti non fanno più così paura come un anno fa, quando non sapevamo esattamente a che cosa saremmo andati incontro nè quanto sarebbe durata la crisi. Oggi, gli uffici studi e le statistiche ci dicono che molti indicatori macro-economici, dal segno «meno» degli ultimi mesi, sono passati al segno «più»; notizia, questa, che indubbiamente ci fa piacere ma che non deve consentirci di abbassare la guardia troppo in fretta.
La crisi non è finita, le difficoltà le vediamo noi tutti, di persona, ogni giorno nel nostro lavoro di imprenditori. In primis, con le banche: i dati dell’Osservatorio sul credito di Confcommerio ci dicono che sono calate le richieste di denaro da parte delle imprese italiane. Perchè? Le aziende non ne hanno più bisogno oppure non hanno più la forza di sentirsi rifiutare un fido o sentirsi richiedere garanzie incredibili?
Anche lo stesso presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha esortato alla prudenza durante l’annuale conferenza di sistema dei primi di ottobre. Prudenza, perchè fino all’anno prossimo la crescita sarà più simile ad una convalescenza che ad una guarigione vera e propria. Conviene quindi utilizzare i prossimi mesi per mettere a punto le riforme che l’Italia attende da anni: fisco, burocrazia, spesa pubblica, giustizia, per citare solo le principali. Se il dopo crisi, quando ci sarà una ripresa a tutti gli effetti, ci troverà uguali a come eravamo prima, allora siamo destinati - come minimo - a finire agli ultimi posti delle economie occidentali, con l’inquietante prospettiva di uno scenario in cui la crisi da contingente è divenuta cronica. Per questo i prossimi mesi saranno decisivi ad imprimere la svolta che ci attendiamo, come imprenditori e come cittadini. La nostra parte, del resto, siamo pronti a farla, come sempre.
E in Trentino? Sono stati diffusi i dati sulla stagione estiva appena trascorsa. Il mese di agosto ha risollevato un andamento che, a giugno e luglio, faceva temere il peggio. Invece è andata bene, con un dato di arrivi e presenze paragonabile a quello degli anni Novanta.
Naturalmente siamo soddisfatti, ma è presto per gioire perchè i conti si fanno alla fine dell’anno, quando - oltre ad arrivi e presenze - si calcola anche il fatturato: non è un mistero che molte aziende del terziario, non solo del turismo, hanno dovuto fare i salti mortali per fronteggiare la congiuntura negativa, assottigliando o eliminando i profitti. Le conseguenze si ripercuoteranno sulla ridotta capacità delle imprese di re-investire i capitali e innovare la propria attività; per questo un giudizio più obiettivo potrà venire soltanto nel prossimo anno.
Di certo, però, il turismo si è confermato, per usare le parole dell’Assessore provinciale Mellarini, un «antidoto» alla crisi. Questo significa che l’apporto del turismo, e del Terziario in generale, all’economia trentina è tutt’altro che residuale. Nessuna novità in ciò, semmai una conferma. Ma vogliamo sottolinearlo perchè i prossimi mesi saranno decisivi anche per la nostra provincia, visti i programmi di revisione di importanti impianti normativi: la Legge Unica sull’Economia, quella sul commercio, quella sul turismo, nonchè la riforma delle Aziende di promozione.
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